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Ingiunzione tributaria: sull’opposizione a precetto decide il giudice tributario

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Ingiunzione tributaria: sull’opposizione a precetto decide il giudice tributario

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Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 23/10/2017 n° 24965

In materia di esecuzione forzata tributaria, sussiste la giurisdizione del Giudice tributario nel caso di opposizione riguardante l’atto di precetto, che si assume viziato per l’omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento di natura tributaria (o degli altri atti presupposti).

Questo il principio di diritto espresso dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con la sentenza n. 24965 del 23 ottobre 2017 che, in tal guisa, pone la parola fine al relativo contrasto interpretativo sorto in giurisprudenza in merito all’individuazione del giudice competente in materia.

Il fatto

La vicenda processuale trae origine da un procedimento di opposizione al precetto avverso un’ingiunzione fiscale afferente l’imposta comunale sugli immobili.

In particolare, il contribuente dopo aver dedotto la nullità dell’atto di precetto per l’asserita inesistenza di un valido titolo esecutivo (per la mancata notifica dell’ingiunzione fiscale e per l’intervenuta prescrizione e decadenza del credito tributario) si vedeva declinare la giurisdizione in favore del Giudice tributario, sia da parte del Tribunale Ordinario che della Corte d’Appello.

La questione – peraltro già oggetto di un contrasto giurisprudenziale – è stata così demandata alla Corte di Cassazione.

Il contrasto giurisprudenziale

Con la pronuncia in esame, viene così risolta l’annosa questione dell’individuazione del Giudice davanti al quale proporre l’opposizione al precetto ove questa concerna la regolarità formale o la notificazione del titolo esecutivo.

Invero, secondo un primo orientamento l’opposizione agli atti esecutivi riguardante un atto di pignoramento – che il contribuente assume viziato per nullità derivata dall’omessa notificazione degli atti presupposti – era ammissibile avanti il Tribunale Ordinario.

Ciò in quanto, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e degli artt. 617 e 9, cod. proc. civ., la giurisdizione dell’Autorità Giudiziaria ordinaria sussiste quando sia impugnato un atto dell’esecuzione forzata tributaria successivo alla notificazione del titolo esecutivo (cfr. Cassazione Civile, Sezioni Unite, n. 21690 del 2016 e n. 8618 del 2015; cfr. Cassazione Civile, Sezione Terza, n. 24235 e n. 9246 del 2015).

In forza di un diversa corrente di pensiero, al contrario, l’opposizione agli atti esecutivi che il contribuente assume essere viziato da una nullità riferibile e “derivata” dagli atti presupposti, si risolve inevitabilmente nell’impugnazione di questi ultimi (cioè del primo atto con cui viene manifestato al contribuente l’intento di procedere alla riscossione): l’opposizione, pertanto, andrebbe proposta esclusivamente davanti al Giudice tributario ai sensi degli artt. 2, comma 1 e 19, D.Lgs n. 546 del 1992).

La soluzione adottata dalle Sezioni Unite

Ed è proprio tale ultima interpretazione ad essere stata adottata dalla Suprema Corte che – a ben vedere – già in precedenza ebbe ad osservare come “l’opposizione agli atti esecutivi avverso l’atto di pignoramento asseritamente viziato per omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento (o di altro atto prodromico al pignoramento), è ammissibile e va proposta – ai sensi del D. Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, comma 1, e art. 19, del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e dell’art. 617 c.p.c. – davanti al giudice tributario, risolvendosi nell’impugnazione del primo atto in cui si manifesta al contribuente la volontà di procedere alla riscossione di un ben individuato credito tributario” (cfr. Cassazione Civile, Sezioni Unite, 5 luglio 2011, n. 14667).

Tutto questo perché, esplicitano questa volta gli ermellini nella pronuncia in esame: “Al fine di individuare la giurisdizione rileva, principalmente, il dedotto vizio dell’atto di precetto, cioè la mancata notificazione dell’atto presupposto (di natura tributaria), e non la natura di primo atto dell’espropriazione forzata”.

Peraltro, proseguono correttamente le Sezioni Unite, solamente tale scelta interpretativa assicura il pieno rispetto del diritto di difesa costituzionalmente garantito, laddove viene attribuita al contribuente la facoltà di impugnare davanti al medesimo Giudice tributario congiuntamente la cartella di pagamento (atto presupposto) e l’atto di precetto (atto successivo), ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3.

Invero, esigenze di ordine sistematico impongono di ammettere la tutela giurisdizionale davanti al Giudice tributario allorché si contesti l’avvenuta notifica della sottostante cartella di pagamento nel caso in cui il contribuente per la prima volta viene a conoscenza dell’atto presupposto a seguito della notifica del titolo esecutivo formato nei propri confronti: in tal caso, l’impugnazione dell’atto di precetto è strumentale a quella della cartella esattoriale, onde far valere il difetto della notifica stessa non quale vizio proprio del primo atto del procedimento di esecuzione bensì quale motivo di nullità della cartella medesima.

Vieppiù, conclude il Supremo Collegio, tale interpretazione non si pone in alcun modo in contrasto col disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57: tale norma, nel prevedere l’inammissibilità avanti al Giudice ordinario di alcune opposizioni in sede di esecuzione forzata, deve infatti essere interpretata nel senso che le situazioni soggettive poste alla base di esse possano essere preventivamente tutelate avanti il Giudice tributario.

Fonte: http://www.altalex.com/documents/news/2017/10/25/ingiunzione-tributaria-sull-opposizione-a-precetto-decide-il-giudice-tributario