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Diritto Penale

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Il diritto penale è quella parte del diritto pubblico che disciplina i fatti costituenti reato.

Si definisce reato ogni fatto umano alla cui realizzazione la legge riconnette sanzioni penali, che nel nostro ordinamento sono la pena e la misura di sicurezza.

Secondo una concezione a tutt’oggi dominante nella scienza penalistica, il diritto penale contribuisce ad assicurare le condizioni essenziali della convivenza, predisponendo la sanzione più drastica (ovvero la privazione della libertà personale) a difesa dei beni giuridici di rilevanza costituzionale e dunque meritevoli di tutela, quali la vita, l’integrità fisica, la libertà sessuale, il patrimonio, la corretta amministrazione della giustizia ecc.

In sintesi, secondo il noto principio di offensività, vi è reato quando vi è lesione di un bene giuridico che il nostro legislatore ha ritenuto meritevole di tutela.
Alla commissione del reato la legge ricollega delle sanzioni che verranno inflitte all’esito del processo penale.

Nel processo penale assume un ruolo determinante l’avvocato, il difensore di fiducia.

In primo luogo perché il difensore interviene nel processo per far sì che dall’inizio del procedimento penale e fino alla sua conclusione vengano rispettati i diritti dell’imputato e le norme che disciplinano la procedura, segnalando le irregolarità e le violazioni di legge eventualmente commesse in suo danno, per esempio nelle modalità di acquisizione delle prove.

Solo a titolo esemplificativo, e malgrado ciò banale, ricordo che una prova illegittimamente assunta (es.: l’interrogatorio dell’indagato non assistito dal difensore), anche se costituisce un elemento probatorio decisivo (es: la confessione), non sarà utilizzabile in dibattimento e ciò verrà segnalato da un mediocremente attento avvocato.

In secondo luogo è bene precisare che non sempre il soggetto indagato prima, e sottoposto a processo penale poi, è il reale autore del reato che gli viene contestato, anzi. Le cronache ci insegnano che spesso soggetti imputati anche di reati molto gravi, che per l’opinione pubblica sono divenuti tristemente già colpevoli in seguito alla diffusione mediatica del loro arresto, all’esito del processo vengono assolti perché ritenuti estranei ai fatti contestati. (Non mi chiedete in questi casi chi restituirà a loro dignità sociale perché non godrei del dono della risposta!)

In questi casi sul difensore incombe il dovere di fare emergere tale estraneità ai fatti contestati e le eventuali erronee valutazioni compiute dagli inquirenti, attraverso l’esercizio del diritto di difesa, principio fondamentale ed indefettibile di ogni stato democratico (pensate ad uno Stato in cui accusati di un grave crimine ingiustamente non avreste diritto di interrogare il vostro accusatore).

Così, l’art. 1 del codice deontologico forense riassumendo il delicato e gravoso compito che incombe sul difensore recita: “L’avvocato tutela, in ogni sede, il diritto alla libertà, l’inviolabilità e l’effettività della difesa, assicurando, nel processo, la regolarità del giudizio e del contraddittorio.
Eppure come sostiene magistralmente l’on. avv. Enzo Trantino nel libro “Lettere a me stesso” in Italia la difesa penale è l’attività liberale meno amata, con inconfessata convinzione di asocialità.

Perché mai (?) vi chiederete.

Perché nelle chiacchere da bar, le più pericolose in Italia per gli incauti commenti di chi, non conoscendo, assurge a conoscitore di tutto, l’avvocato è colui che “mette fuori i delinquenti”.

Ebbene a questa chiacchera rispondo che l’avvocato, come ricorda Enzo Trantino nel testo citato, non accede per legge alla camera di consiglio che decide l’esito,…. limitandosi al suo mandato tecnico di rappresentare ragioni opposte all’accusa, e rivolgendo al giudice il dovere (etico e costituzionale, per essere l’attività difensiva l’unica riconosciuta dalla Costituzione) delle richieste difensive; è il giudice( lui si), che ascoltate le parti, valutate le prove, mette fuori o lascia dentro e, comunque, risolve il caso giudiziario. Né conosco avvocati che difendono criminali: criminali si diventa dopo la sentenza definitiva e a quel punto non si ha più bisogno di difensori…..Il colpevole definitivo non è più imputato, come il morto (direbbe Lapalisse) non è più malato…

Correttamente argomentando si può sostenere, in conclusione, che l’avvocato non difende solo l’imputato che gli ha conferito l’incarico, presunto innocente fino alla sentenza definitiva, ma difende la Costituzione che quella presunzione di innocenza ha voluto fortemente, difende le libertà fondamentali in essa contemplate, compreso il diritto di dimostrare che le accuse che ti vengono rivolte sono infondate, difende il diritto della collettività a che i cittadini siano sottoposti ad un giusto processo e dunque difende la democrazia ……….e così ironicamente al delirio shakespeariano di Dick (“ammazziamo tutti gli avvocati”), osiamo rispondere: e poi, chi vi difenderà?…..